Esportare senza essere produttori

Come iniziare a costo zero

Container shipL’attività di esportatore non è svolta soltanto da chi produce un prodotto o un servizio. L’attività di export può essere intrapresa anche da chi, non producendo in proprio, seleziona prodotti altrui e ne promuove la vendita all’estero.

 

Questo tipo di attività ha due innegabili vantaggi:

  1. ha costi iniziali molto limitati
  2. può essere iniziata anche da zero, cioè senza esperienza né costosi impianti.

Vediamo quali sono le caratteristiche di questa attività e come avviarla senza rischi e in tempi rapidi.

Innanzi tutto è necessario scegliere tra due possibilità:

  1. Comprare in Italia e rivendere all’estero (svolgere, cioè, un’attività di trading)
  2. Promuovere la vendita di prodotti italiani sui mercati esteri (ricoprire, cioè, un ruolo intermedio).

La prima scelta, quella del trading, impone molta cura nella scelta dei prodotti da acquistare e richiede una spiccata capacità di negoziazione. Il margine di profitto può essere molto elevato e la buona riuscita dell’attività di trader consiste proprio nel sapere acquistare alle migliori condizioni di mercato e di vendere nei mercati esteri più promettenti. Questa scelta è molto spesso legata a condizioni particolari che difficilmente possono essere oggetto di ampie generalizzazioni. Per esempio e per mia esperienza, ho visto imprenditori iniziare l’attività di trading grazie a preesistenti rapporti di fiducia con produttori o a condizioni di vicinanza con i luoghi di produzione (operatori che sono nati e vivono in distretti industriali o agricoli) che rendono il trader una specie di esperto “naturale” di un certo prodotto.

Escludendo questi casi particolari che riguardano solo una parte di operatori, vorrei suggerire una soluzione che offre ottime possibilità di successo. In sintesi consiste in questo:

Chi intende dedicarsi al trading seleziona accuratamente uno o più produttori con i quali stipula un contratto che prevede la promozione e la vendita dei loro prodotti all’estero. Il contratto deve, se possibile, stabilire che il trader ha l’esclusiva delle vendite all’estero (per tutto il mondo o limitatamente ad alcuni paesi) e deve prevedere condizioni di acquisto del prodotto particolarmente vantaggiose per il trader.

Diventare trader è una scelta impegnativa ma offre due enormi vantaggi: i clienti acquisiti sono suoi (e non del produttore) e viene azzerato il pericolo di essere scavalcato con una trattativa diretta tra produttore e cliente estero (rischio a cui va inevitabilmente incontro l’intermediario). Questo si realizza perché è possibile impedire contatti diretti tra produttore italiano e cliente estero, essendo l’acquisto e la successiva rivendita due operazioni separate.

ATTENZIONE

Uno strumento di pagamento e autofinanziamento di estrema importanza ed efficacia per il trader internazionale è la lettera di credito trasferibile che consente di acquistare merce e rivenderla senza la necessità di disporre di fondi o di affidamento bancario.

 

La seconda scelta, quella di ricoprire un ruolo intermedio è sicuramente meno gravosa, sia in termini di costi che di rischi. Vorrei precisare che uso il termine generico “ruolo intermedio” e non “attività d’intermediazione” perché questa scelta comprende molte varianti e necessita di ulteriori precisazioni. Ad esempio è possibile decidere di dedicarsi all’attività di “compratore” (resident buyer) che consiste nel curare, per conto dell’importatore estero, gli acquisti e i contatti con i produttori italiani e nella costante ricerca di nuovi fornitori affidabili.  Un’altra attività “intermedia” possibile consiste nel promuovere le vendite export nella veste di procacciatore d’affari per conto di produttori italiani.

Una caratteristica comune a tutte le attività intermedie è la forma di remunerazione che è stabilita, nella quasi totalità dei casi, in percentuale sul fatturato direttamente riconducibile all’attività dell’operatore export.

ATTENZIONE

Ogni incarico ha un committente (produttore o importatore). Dovrai chiedere il tuo compenso soltanto al committente. Sconsiglio categoricamente di percepire compensi da entrambe le parti della compravendita perché in caso di controversie potresti trovarti in situazioni difficilmente gestibili. L’attività deve svolgersi sempre e soltanto a beneficio e tutela del committente, senza ambiguità o esitazioni.

 

Vorrei concludere con una raccomandazione che riguarda tutta l’attività di export, indipendentemente dalla veste professionale che si sceglie. L’esperienza di tanti anni nell’export mi ha convinto che la cosa più importante per un cliente estero (e quindi per qualunque progetto export) non è il prezzo, il prodotto o i termini di pagamento. Tutte cose molto importanti ma negoziabili. Ciò che un cliente estero richiede, più di ogni altra cosa, è di essere rassicurato. Probabilmente si trova a migliaia di chilometri di distanza, non ci conosce e non ci ha mai visto. Non sa niente di noi e sa che dovrà affrontare molti rischi. E cosa fa un cliente di fronte ai rischi? Si arma di tutta la prudenza e diffidenza possibile. Questo può essere un problema per l’esportatore e, nel migliore dei casi, è causa di rallentamenti nella trattativa. Dobbiamo ricordarci sempre di tenere informato l’importatore su tutto (data di consegna, eventuali ritardi, conferma di consegna allo spedizioniere, data di partenza della nave, ecc.) e di renderlo partecipe della nostra attività d’impresa (progetti, ingresso in nuovi mercati, partecipazione a fiere, nuovi prodotti, ecc.).

 

19 Risposte a Esportare senza essere produttori

  1. Sully ha detto:

    Salve, sono peruviana e vivo in Italia e vorrei rivendere prodotti italiani nel mio paese via online
    Vorrei sapere quali sono i requisiti per avviare questa attività, dal momento che si tratta di esportare. Inoltre vorrei sapere se anche nel mio paese dovrei fare alcun tipo di documentazione.

    • Roberto Coppola ha detto:

      Innanzi tutto, deve decidere se aprire un proprio sito di e-commerce o se utilizzare un marketplace internazionale (Amazon, eBay, Etsy, Blomming e altri). Comunque, qualunque sia la sua scelta, si ricordi che l’aspetto burocratico deve essere affrontato e risolto fin dall’inizio. In sintesi, è necessario:
      – Aprire una Partita Iva
      – Iscriversi al Registro delle Imprese
      – Dare comunicazione di Inizio Attività al comune di residenza
      – Aprire le posizioni fiscali e previdenziali (in base ai canali di vendita, alla presenza o meno di personale, ecc)
      – Aderire al regime speciale del “Mini One Stop Shop” (Regime speciale MOSS) per semplificare il rispetto della normativa IVA.

      Non conosco la normativa peruviana, le suggerisco di informarsi presso l’ambasciata o di rivolgersi direttamente alle autorità competenti peruviane.
      In ogni caso, vorrei farle notare che, diversamente dai canali distributivi tradizionali, la modalità e-commerce non consente di scegliere un mercato target. La vendita on-line, per sua natura, si rivolge a chiunque abbia accesso al sito web di vendita. L’unico modo per limitare l’accesso ad alcuni mercati è quello di introdurre dei blocchi geografici al sito, come hanno fatto alcuni siti americani che non hanno voluto aderire alla normativa europea sulla privacy. Questo, però, comporta aspetti operativi che non possiamo trattare in questa sede.

      L’e-commerce è molto più complesso di quanto comunemente si crede e in questa sede ho potuto fornirle soltanto una breve sintesi. Spero che le sia di aiuto per prendere una decisione e approfondire i relativi dettagli tecnici, operativi e giuridici.

  2. Guilherme ha detto:

    Buonasera,

    Sono Brasiliano, vivo in italia, e vorrei iniziare un E-comerce e inviare produtti italiani in Brasile (vestiti, cosmetici, magari vino). Da dove devo iniziare?

    • Roberto Coppola ha detto:

      Vendere in modalità e-commerce è un’attività fortemente scalabile. Può essere svolta come attività occasionale o essere un’attività imprenditoriale strutturata e di notevoli dimensioni.
      Procediamo con ordine.
      1 – la prima cosa che deve decidere è se aprire un proprio sito di vendita, con un suo proprio nome di dominio o se preferisce iniziare utilizzando un marketplace internazionale (Amazon, eBay, Etsy, Blomming e altri).

      2 – se apre un proprio sito di e-commerce, le consiglio di valutare queste possibilità:
      Shopify: il software di e-commerce più diffuso al mondo, con possibilità di personalizzazione e di crescita adatte a qualunque dimensione di attività.
      One Minute Site: ottima soluzione ma con la creazione di un dominio di terzo livello del tipo www.(tuo-nome).oneminutesite.it. Va benissimo per iniziare ma ha un aspetto poco professionale ed è meno adatto a una crescita strategica dell’attività.
      FreeWebStore: ha il grande vantaggio di essere gratis fino a un totale di fatturato di €. 30.000 l’anno.
      WooCommerce: può utilizzarlo all’interno del suo sito web, se ne ha uno, altrimenti può utilizzare il servizio di WooCommerce gestito da Aruba per avere un sito web pronto da subito per l’attività di e-commerce.
      WordPress: questo famosissimo software per la creazione di blog e siti web può ospitare molti Plugin di e-commerce. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Questo è l’elenco dei più noti e completi: WooCommerce, WP eCommerce, JigoShop, Magento, PrestaShop.

      ATTENZIONE
      Qualunque sia la sua scelta, si ricordi che l’aspetto burocratico deve essere affrontato e risolto fin dall’inizio. In sintesi, questo è quanto è necessario fare per rispettare la legge italiana (forse la più violata di tutte, ma pur sempre legge!):
      – Aprire una Partita Iva
      – Iscriversi al Registro delle Imprese
      – Dare comunicazione di Inizio Attività al comune di residenza
      – Aprire le posizioni fiscali e previdenziali (in base ai canali di vendita, alla presenza o meno di personale, ecc).

      L’argomento dell’e-commerce è molto più complesso di quanto comunemente si crede. In questa sede le ho potuto soltanto fornirle una breve sintesi. Spero che le sia di aiuto per prendere una decisione e approfondire i relativi dettagli tecnici, operativi e giuridici.

  3. Angelo ha detto:

    Salve, vorrei esportare prodotti agroalimentari ,da dove iniziare?

    • Roberto Coppola ha detto:

      Non so se lei intende operare come produttore esportatore o come intermediario. Qualunque sia il suo progetto, i temi sul tappeto sono sempre molti e spesso anche complessi. Cercherò di darle delle informazioni utili anche se inevitabilmente concise.
      Il produttore che esporta è la parte venditrice ed è titolare dell’intera filiera di operazioni. Cioè è interessato e coinvolto in tutti i quattro segmenti in cui si divide l’attività export: la preparazione, la vendita, la spedizione e il pagamento.

      L’esportatore, quindi, è l’intestatario della fattura di vendita, è parte in causa nei rapporti con lo spedizioniere internazionale, ha responsabilità proprie nei rapporti con la dogana, è controparte nella stipula della polizza d’assicurazione e, infine, sostiene i rischi connessi con il pagamento (insolvenza, ritardi, ecc.).
      L’intermediario, invece, è un ausiliario della vendita e ha rapporti “formali” soltanto con il venditore e soltanto “commerciali” con il compratore estero.
      In estrema sintesi questo è quanto le suggerisco di fare:
      1. Stipuli un contratto di “procacciatore d’affari” con i produttori/fornitori della merce che lei intende esportare
      2. Do per scontato che il contratto di procacciamento preveda il pagamento di una commissione soltanto in caso di buon esito della vendita
      3. Ne consegue che il procacciatore, cioè lei, dovrà adoperarsi affinché tutto vada liscio in tutti i segmenti elencati sopra. Ma, in ogni caso, sarà sempre e soltanto un procacciatore e in nessun segmento elencato sopra, esclusa la vendita, sarà direttamente coinvolto come titolare ma solo come “facilitatore”.

      ATTENZIONE
      Il rapporto tra procacciatore e produttore deve SEMPRE essere disciplinato da un contratto di procacciamento d’affari e NON DEVE MAI limitarsi a un accordo verbale tra le parti. Si ricordi che un procacciatore d’affari deve sempre difendersi dal rischio di scavalcamento (accordo diretto tra venditore e compratore con esclusione dell’intermediario) e un buon contratto aiuta notevolmente a mitigare questo rischio.

      UN BREVE PROMEMORIA
      – Scelga i prodotti di suo interesse
      – Scelga i mercati di riferimento (può iniziare anche con un solo mercato)
      – Stipuli un contratto di procacciamento d’affari con i produttori
      – Partecipi (seppur informalmente) a tutte le operazioni connesse con l’export (spedizione, pagamenti, ecc.)
      Naturalmente l’attività dell’export, in qualunque veste decida di svolgerla, è molto articolata e coinvolge spesso aspetti commerciali, amministrativi e legali di notevole difficoltà. Questa è soltanto una brevissima sintesi che spero le sarà di qualche utilità. Per altri dettagli, la prego di non esitare a contattarmi.

  4. Ciro ha detto:

    Buongiorno,

    Sono per puro caso in contatto con una compagnia asiatica di distribuzione di vino.

    Ho contatti con una azienda vinicola italiana che gia’ esporta il proprio prodotto e vorrei provare a fare da intermediario.

    Premetto che io svolgo un’altra professione, completamente diversa.

    Saprebbe darmi qualche consiglio su come muovermi e sulle tipologie di contratto e possibili guadagni?

    Sono disponibile anche sulla mia email personale.

    Cordialmente.

    Grazie mille.

    • Roberto Coppola ha detto:

      L’intermediazione è spesso il primo passo verso la costituzione di un’attività più strutturata e articolata. Tra l’altro, è un’attività che mi è particolarmente gradita perché consente di tastare il terreno con un investimento prossimo allo zero e, contemporaneamente, offre la possibilità di ottenere una crescita praticamente illimitata. Le faccio i miei più sinceri auguri di rapido successo!
      Come anticipatole Lei si trova nella situazione ideale per iniziare un’attività d’intermediazione. Questa attività le dà l’opportunità di fare esperienza senza rischiare capitali propri. Questo è senz’altro un grande vantaggio. Purtroppo, però, ci sono anche delle criticità. La principale criticità è ben nota ma dal rischio difficilmente valutabile: si tratta dello scavalcamento. È proprio su questo punto che voglio darle dei suggerimenti.

      1. Stipuli sempre un contratto con il quale stabilisce i termini della sua intermediazione o il suo ruolo di procacciatore d’affari.
      Oltre a precisare l’importo del suo compenso oppure il modo per calcolarlo (di solito espresso in percentuale sull’importo delle vendite andate a buon fine), ponga molta cura nel descrivere l’oggetto della compravendita, in modo da renderla identificabile inequivocabilmente.
      ATTENZIONE: suggerisco che la descrizione della merce sia precisa ma anche che non indichi il quantitativo esatto. Lo indichi con approssimazione per evitare che, nel caso che la vendita finale preveda un quantitativo diverso dal previsto, possa rendere nullo il contratto.

      2.Potrebbe, in alternativa, stipulare il contratto con il compratore estero. In questo caso, però, dovrà usare una cautela maggiore nello scegliere la modalità di pagamento. Un tipo di contratto spesso molto vantaggioso prevede un accordo per il reperimento di merce specifica sul mercato italiano. In questo caso lei agirebbe da buying agent raggiungendo un doppio risultato: otterrebbe un incarico continuativo e si proteggerebbe meglio (anche se non al 100%) dal rischio di scavalcamento. Se lei può dimostrare al compratore di essere un esperto in materia e di conoscere profondamente il mercato, questa potrebbe essere un’ottima alternativa. Purtroppo però, in molti paesi asiatici, l’utilizzo di buying agents è piuttosto raro. Valuti lei la possibilità di svolgere questo ruolo con i suoi potenziali clienti.

      3.Tornando sul tema dell’oggetto del contratto, vorrei sottolineare che quanto indicato al punto 1, è valido soprattutto se lei si limita a proteggersi dallo scavalcamento per un singolo affare determinato. Se le è possibile, però, estenda l’oggetto della sua prestazione d’intermediario o di procacciatore a Paesi esteri specifici o, come a volte si riesce a ottenere, a tutte le vendite che lei promuoverà all’estero. Questo, com’è intuibile, richiederebbe un ampio approfondimento.

      4.Lascio per ultimo il punto che, sebbene non sia né tecnico né giuridico, è forse il più importante di tutti. Come ho scritto nel mio articolo “Come evitare lo scavalcamento” (https://bit.ly/2KnmbQG) il servizio d’intermediazione deve essere di qualità. Alla fine, l’intermediario fornisce soprattutto un servizio. Organizza e coordina le consegne, dà informazioni tempestive, ascolta le lamentele e i consigli di tutti gli operatori coinvolti, è sempre aggiornato sullo stato delle consegne e comunica sempre al cliente le date previste di arrivo della merce a destinazione. Sono convinto che è la qualità del servizio la vera arma vincente. Purtroppo, questa cultura è quasi assente in Italia. Il servizio è un valore aggiunto molto prezioso, oltre che essere un potente strumento di promozione delle vendite e di fidelizzazione del cliente.

      5.Un richiamo indispensabile sul ruolo del procacciatore d’affari: attenzione ai limiti imposti dalla legge a questo tipo di attività. Le suggerisco di leggere con attenzione questa pagina che dà tutte le informazioni necessarie: https://www.altalex.com/guide/procacciatore-affari

      IN SINTESI:
      L’intermediario è un ausiliario della vendita e ha rapporti “formali” soltanto con il venditore e soltanto “commerciali” con il compratore estero.
      Quanto segue è, in estrema sintesi, quello che le suggerisco di fare:
      1. Stipuli un contratto di “procacciatore d’affari” con i produttori/fornitori della merce che lei intende esportare
      2. Do per scontato che il contratto di procacciamento preveda il pagamento di una commissione soltanto in caso di buon esito della vendita
      3. Ne consegue che il procacciatore, cioè lei, dovrà adoperarsi affinché tutto vada liscio in tutti i segmenti elencati sopra. Ma, in ogni caso, sarà sempre e soltanto un procacciatore e in nessun segmento elencato sopra, esclusa la vendita, sarà direttamente coinvolto come titolare ma solo come “facilitatore”.

      ATTENZIONE
      Il rapporto tra procacciatore e produttore deve SEMPRE essere disciplinato da un contratto di procacciamento d’affari e NON DEVE MAI limitarsi a un accordo verbale tra le parti. Si ricordi che un procacciatore d’affari deve sempre difendersi dal rischio di scavalcamento (accordo diretto tra venditore e compratore con esclusione dell’intermediario) e un buon contratto aiuta notevolmente a mitigare questo rischio.
      UN

      BREVE PROMEMORIA OPERATIVO
      – Scelga i mercati di riferimento (può iniziare anche con il solo mercato asiatico da lei menzionato)
      – Scelga i prodotti di suo interesse
      – Stipuli un contratto di procacciamento d’affari con il/i produttore/i
      – Partecipi (seppur informalmente) a tutte le operazioni connesse con l’export (spedizione, pagamenti, ecc.)
      Naturalmente l’attività dell’export, in qualunque veste decida di svolgerla, è molto articolata e coinvolge spesso aspetti commerciali, amministrativi e legali di notevole complessità. Questa è soltanto una brevissima sintesi che spero le sarà di qualche utilità. Per altri dettagli, la prego di non esitare a contattarmi.

  5. Gianluca ha detto:

    Buonasera,
    io e la mia compagna (di origini Filippine) stavamo pensando di esportare prodotti alimentari secchi nelle Filippine.
    Qui verrebbero rivenduti in un negozio da noi aperto appositamente.
    Quali sono le figure professionali a cui doverci rivolgere per riuscire a districarci nella trafila burocratica di questo nostro progetto ?

    Grazie.

    • Roberto Coppola ha detto:

      Il suo progetto è molto interessante e solido, le auguro un rapido successo.
      Il grande vantaggio del suo progetto consiste nel vendere praticamente a se stesso. Quindi eviterà tutti i problemi connessi con il rischio di insoluti e con le complicazioni delle garanzie sui pagamenti internazionali.
      Un piccolo svantaggio, invece, è rappresentato dal fatto che avrà a che fare sia con le procedure export in Italia che con quelle import nelle Filippine.
      In estrema sintesi (se esaminato nei dettagli, l’argomento rischierebbe di diventare troppo vasto) le suggerisco di rivolgersi a uno spedizioniere internazionale italiano che abbia un proprio ufficio o un agente nelle Filippine. Lo spedizioniere le risolverà tutti i problemi di raccolta e movimentazione delle merci, di magazzinaggio, di spedizione e, naturalmente, tutti gli aspetti doganali sia in export dall’Italia che in import nelle Filippine.
      Lo spedizioniere internazionale (da non confondere con il corriere) è una figura professionale cruciale nel commercio estero e sono sicuro che le darà tutte le indicazioni necessarie.
      Lo spedizioniere le chiederà di fare alcune scelte operative; se le sorgeranno dei dubbi, non esiti a contattarmi.

  6. Umberto Roggio ha detto:

    buongiorno. stiamo pensando di esportare in Mozanbico prodotti per la pulizia della casa (saponi ,detersivi ecc.ecc.) una mia conoscente originaria del mozambico e residente in italia acquisterebbe la merce per sè e la spedirebbe a se stessa in mozambico dove verrà distribuita e (speriamo) venduta.
    c’è bisogno di iscrizione a CCIA in italia e/o richieste particolari per esportare, a parte le tasse doganali da pagare nel paese di arrivo?
    Molte grazie per l’attenzione

    • Roberto Coppola ha detto:

      Per esportare non è richiesta nessuna formalità specifica. Per quanto riguarda l’iscrizione alla CCIAA preferisco che lei si rivolga al suo commercialista indicandogli i dettagli della sua nuova attività e se intende farla diventare un’attività continuativa.
      Vorrei segnalarle che nella triangolazione che sta per effettuare, potrebbe aver diritto alla non imponibilità dell’Iva in virtù dell’art. 8, comma 1, b) DPR 633/72 anche se vende a una residente in Italia. La materia è comunque molto delicata e richiede un preventivo esame di tutti i dettagli dell’operazione.
      Le auguro un rapido successo per il suo progetto export!

  7. eliseo mercuri ha detto:

    buon giorno può gentilmente rispondere ad una mia domanda?

    servono delle licenze particolari per esportare alimenti dall’Italia alla cina?
    sono un E-COMMERCE e faccio già importazione di prodotti no food.
    ma nn so se con il mio regime forfettario di una ditta individuale debba fare cambiamenti o aggiornamenti per comprare alimenti da produttori italiani e rivenderli alla gdo in cina. grazie

    • Roberto Coppola ha detto:

      Il suo progetto è senz’altro interessante. Vediamo di affrontarne gli aspetti principali.

      Come sicuramente lei sa, dedicarsi all’e-commerce verso un Paese target di nostra scelta non è cosa semplice. L’utilizzo della Rete non è selettivo come vorremmo e, per sua natura, si rivolge a tutto il mondo. I due metodi per selezionare i mercati target sono: la lingua della nostra presentazione dei prodotti e la piattaforma utilizzata. La scelta della lingua è cosa intuitiva, mentre la scelta della piattaforma richiede una riflessione più attenta. Senza entrare in dettagli che potrebbero non interessarle, se lei ha deciso di concentrare le sue vendite sulla Cina, non posso che suggerirle l’utilizzo di Alibaba. Com’è noto, l’uso di Amazon in Cina non gode della stessa diffusione e reputazione di Alibaba.

      Tenga conto che la vendita Business-to-Consumer richiede gli stessi adempimenti del Business-to-Business. È cosa nota che chi si dedica al B2C spesso trascura gran parte di questi adempimenti ed è altrettanto noto il fatto che, molto spesso, le vendite vanno a buon fine senza complicazioni.
      Ciononostante, non posso che consigliarle di seguire scrupolosamente la normativa sia italiana che del Paese destinatario delle sue esportazioni. Tenga anche conto che, nel caso di vendita diretta al consumatore estero, la sua merce potrebbe essere trattenuta in Dogana per controlli sulla merce stessa e sulla documentazione relativa. Se un tale controllo avesse esito negativo (svincolo doganale negato), lei si vedrebbe costretto a rimborsare il cliente e a richiedere la rispedizione della merce a sue spese. Potrebbe, in questo caso, scegliere di abbandonare la merce ma, qualunque fosse la sua scelta, lei subirebbe un danno.

      Valuti lei ma mi sembra che si tratti di un rischio incompatibile con la creazione di un canale di vendita strategicamente profittevole.

      Riguardo alle autorizzazioni necessarie per l’export di prodotti alimentari verso la Cina, ecco che cosa si richiede:

      – Adempiere agli obblighi imposti dalla legge italiana (iscrizione alla CCIAA o comunicazione integrativa, comunicazione al comune di residenza dell’attività, ecc.) la quale non fa differenza tra l’utilizzo di un proprio sito Web di e-commerce o l’utilizzo di una piattaforma marketplace internazionale (come Amazon o Alibaba).
      – Adempiere a quanto stabilito dall’Unione Europea con Reg. UE 1169/2011 sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e a quanto stabilito dal recepimento italiano con D.lgs. 21/2014. Mi preme sottolineare l’importanza dell’etichettatura in cinese (Mandarino semplificato) tenendo conto che “le informazioni obbligatorie sugli alimenti dovrebbero essere disponibili anche prima che sia effettuato l’acquisto”.
      – in aggiunta al nostro modello HACCP, questo è l’elenco delle misure adottate dalle autorità cinesi a tutela del consumatore:
      Misure per “Safety Administration of Imported and Exported Food” in vigore dal 2012
      Misure per “Supervision and Administration of the Inspection and Quarantine of Imported and Exported Meat Products” del 2011, relative alle carni.
      Misure per “Supervision and Administration of Inspection and Quarantine of Imported and Exported Aquatic Products del 2011, relative ai prodotti ittici.
      Rispettare i Modelli Nazionali predisposti dalle autorità per quasi ogni categoria di prodotto soprattutto nel caso di prodotti confezionati come vino, caffè, acqua, latte e formaggi.
      – Nel caso di vendita B2B, le etichette possono essere applicate dall’importatore cinese. In ogni caso, i prodotti che entrano in libera vendita al consumatore finale, qualunque sia il canale distributivo, devono contenere almeno le seguenti indicazioni:
      nome ed indirizzo del produttore e del distributore
      numero di registrazione del produttore
      denominazione esatta del prodotto
      nome commerciale e marchio
      composizione degli ingredienti compresi additivi, conservanti e coloranti
      composizione degli elementi nutritivi
      peso netto (e peso sgocciolato per i prodotti in un liquido) in grammi o kilogrammi o volume in millilitri o litri
      istruzioni per la conservazione
      data di produzione e di scadenza
      numero di lotto
      paese d’origine
      nominativo e indirizzo dell’importatore/distributore.

      Per l’export di prodotti alimentari in Cina, si richiede che questi siano registrati. La richiesta di registrazione deve essere accompagnata dalla seguente documentazione:
      Licenza commerciale del produttore italiano e dell’importatore cinese
      Certificato di Origine italiana
      Dettagli del processo di lavorazione
      Certificato sanitario del prodotto (non sempre richiesto)
      Campionature del prodotto da sottoporre a test
      Scansione delle etichette.

      Dopo l’approvazione, la registrazione delle etichette (in lingua cinese) viene effettuata dall’AQSIQ (Amministrazione generale per iI controllo della qualità, l’ispezione e la quarantena).
      Possiamo prendere accordi perché queste procedure siano espletate dall’importatore cinese.
      Il prodotto, all’arrivo in dogana, viene controllato dalla CIQ (Ente Cinese Ispezione e Quarantena) e, in caso di esito positivo, viene emesso il certificato “Etichetta Approvata” che ne attesta la conformità con la normativa cinese.
      In caso di esito negativo, come detto sopra, la CIQ può ordinare la distruzione o il ritorno del prodotto all’esportatore.

      Per esigenze di brevità, quanto sopra è soltanto una sintesi della complessa normativa cinese.

      Per quanto riguarda la possibilità di una mia consulenza per il suo progetto, le posso dare la mia disponibilità soltanto per il canale Business-to-Business. In ogni caso mi farebbe piacere poter scambiare qualche parola al telefono per chiarire meglio i termini di una eventuale collaborazione.

  8. Giuseppe ha detto:

    Ciao, ma se uno fa il trader perché non potrebbe esser scavalcato dopo il primo acquisto? Sarebbe possibile solo se il prodotto non ha alcun marchio o segno di riconoscimento (ma in tal caso non sarebbe tanto vendibile, sopratutto se è un prodotto di qualità medio-alta).
    Che ne pensate?
    Grazie in anticipo

    • Roberto Coppola ha detto:
    • Roberto Coppola ha detto:

      Nell’attività di trading internazionale, il prodotto è spesso anonimo (derrate alimentari o materie prime) oppure il trader provvede ad apporre un proprio marchio ai prodotti. È anche molto frequente l’utilizzo del cosiddetto “private label” che consiste nel chiedere direttamente al produttore di apporre il marchio del trader ai prodotti forniti. Il trader è sempre impegnato a nascondere l’identità del produttore, salvo i casi in cui il trader stesso non abbia attivato altri metodi di protezione, come la stipula di un contratto di esclusiva, ad esempio.

  9. Laura ha detto:

    Buonasera, come potersi cautelare quando si ispeziona col ns.cliente della merce che appartiene e si trova ancora dal ns.fornitore estero, dal rischio che il ns.cliente ci tagli fuori ricontattando direttamente il fornitore? Un mandato alla vendita esclusiva, firmato tra noi e il fornitore potrebbe essere sufficiente? Sappiamo di clienti che ispezionano un bene con il rivenditore, fingono di aver perso l’interesse e mandano il cugino o l’amico il giorno dopo a concludere l’affare direttamente col fornitore. Come prevenirlo?

    GRazie, saluti

    • Roberto ha detto:

      Quesito molto interessante! Se il potenziale nostro cliente entra in contatto con il nostro fornitore, il pericolo di uno “scavalcamento” è reale e molto elevato. Ci sono complesse procedure bancarie che hanno lo scopo di proteggerci ma che, come lei ha brillantemente intuito, possono essere facilmente aggirate da terze parti (ottimo l’esempio dell’amico o del cugino). Quello che suggerisco sempre in questi casi è di tutelarsi con il fornitore stipulando, con lui, un contratto di esclusiva di vendita dei suoi prodotti. Purtroppo è spesso difficile ottenere un’esclusiva totale e allora dovremo accontentarci di accordi di esclusiva limitati a un’area geografica o, almeno, un’esclusiva per la conclusione di un singolo affare. Ovviamente questi accordi devono concludersi prima che il nostro cliente entri in contatto con il nostro fornitore.
      Se nessun tipo di esclusiva (o di accordo formale) è ottenibile dal fornitore, non rimane che affidarsi alla nostra capacità di costruire con lui un rapporto di collaborazione leale e alla sua percezione del valore del nostro operato, tale da rendere svantaggioso, per lui, un atteggiamento che metterebbe a rischio la nostra collaborazione.
      Se lo ritiene necessario, non esiti a chiedermi ulteriori dettagli sulle garanzie bancarie a cui ho fatto cenno.
      La saluto cordialmente e le auguro buon lavoro.

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